Open letter to rome

Open Letter to Rome

Open letter to rome

Quando si tratta di Roma anche le menti più creative, persino visionarie, rischiano di perdersi nel gioco di cliché attorno ai quali è costruita la fama di questa città. Ma d’altronde come puoi descrivere o raccontare in modo nuovo o non del tutto scontato qualcosa di così antico e maestoso come il Colosseo? Quali parole scegliere per esprimere la sensazione che si prova ad ammirare la vista dal Gianicolo, oppure il piacere di perdersi nella fitta rete di vicoli a Trastevere? E’ una lista interminabile di luoghi comuni: dal cibo, al cielo blu, di quella sfumatura  di blu che si vede solo qui. La gente per strada, l’arte che fa da padrona in ogni singolo angolo ed edificio. Tutto qui ha una storia da raccontare.
Nel tempo diventa normale, abitudine, invisibile come le cose che si danno per scontate. Per questo è come essere risvegliati quando da fuori ti fanno notare quanto deve essere incredibile vivere in una città dove il sole splende quasi sempre, in un paese che vanta una delle migliori cucine al mondo e l’arte respira in ogni singolo mattoncino. E’ come essere risvegliati all’improvviso perché, spesso, la realtà, lo stress cui la città sottopone coprono questi aspetti e ci dimostrano che sì, anche le cose belle sono complicate.
Ci sono giorni in cui il sentimento contrastante di amore-odio si fa più netto, e non a favore dell’amore. Diventa difficile sopportare Roma quando è eccessivamente caotica, quando è tutto disorganizzato, quando i mezzi di trasporto sono inefficienti e tutto sembra seguire un orologio sfasato. In giorni così sembra di vivere in una città nemica, perché la città può essere una voragine di solitudine quando non diventa casa. Roma è vera, grezza come le sue mura antiche, è crudelmente reale. Qualche settimana fa vicino l’Altare della Patria una turista ci ferma per una foto, nel ringraziarci ci chiede da dove venissimo e al sentire che viviamo qui, a Roma, risponde, come siete fortunate! L’espressione mi fa sorridere perché spesso lo metto in dubbio, soprattutto nei giorni totalmente sbagliati. Ma è proprio in questi giorni che, più del nervosismo passeggero, c’è una leggera tristezza per questa città che sembra una donna problematica e abbandonata, di cui tutti approfittano e di cui nessuno si prende cura. Quando un turista ci dice quanto siamo fortunate a vivere a Roma si ha la sensazione di avere un gioiello e lasciarlo alla rovina del tempo. E Roma è una Signora del tempo, senti l’anima dei secoli nelle sue strade e proprio quando pensi di aver perso la capacità di apprezzarla, capita di voltarsi e rimanere accecati da una vista meravigliosa. Con le luci del tramonto riflesse nel Tevere è come guardare la città negli occhi e capirsi, di nuovo, accettarsi, così.

When it comes to Rome even the most creative and immaginative minds risk to fall in an indefinite number of cliché.
How can you describe in a new way something that ancient and majestic like the Colosseum? What words can describe the view from Gianicolo or the web of alleys in Trastevere? It is a long list of cliche: the food, the weather, the blue skies that are of a shade of blue you can only find here. People on the streets, art that is in every single corner and building. Living here sometimes feels like a big deal. Going to have breakfast and casually passing by the most important works of art of our Italian heritage, it is a big deal indeed.
Over the years it became normal, invisible like things we give for granted. It became so obvious that it is like been awaken when someone tell you how amazing it is to live in a city where the sun shines almost constantly, where we have one of the best cuisine in the world and art and culture spread from every brick. It’s like been awaken because the reality it’s not always amazing, because even beautiful things are complicated.
There are days I can’t stand Rome for being so crowded, overly hectic and disorganized, days I hate the public transport (who doesn’t ?) and things being late. Because the city can be a void of solitude if it doesn’t become home. Rome can be raw like its ancient walls. This city can be cruelly real, challenging. Some weeks ago near Altare della Patria an Indian girl asks me and Lit for a pic and when she heard we live here she was amazed and replied ”how lucky!”. Are we ? In the tough days I’m not sure anymore, I would like to run anywhere away, and I ask myself if it was the right decision to move here.
The truth is that some of these days, more than anything, I feel sorry for this beautiful city, that looks like a troublesome, forgotten woman. Where everyone want to take advantage and nobody care.
I feel sorry because I know things are not how they used to be and that this city could be the most beautiful one if it was treated with more care and thoughtfulness.
When tourists tell us we are lucky we feel like they’re talking about a jewel we are all leaving to the waste of time.
Rome has always been a lady of time, you feel the soul of centuries in its streets. When I am angry an saturated happens that I turn my eyes to a corner that blind me with so much beauty and just like that I feel connected with the city again. In the lights of a sunset reflecting on the river it is like looking to Rome in the eyes and we both understand each other again, we accept each other like this.

 

“With cities, it is as with dreams: everything imaginable can be dreamed, but even the most unexpected dream is a rebus that conceals a desire or, its reverse, a fear. Cities, like dreams, are made of desires and fears, even if the thread of their discourse is secret, their rules are absurd, their perspectives deceitful, and everything conceals something else.” – Italo Calvino

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