vintage red photo booth

The Vintage Photo Booth

 

Vintage Photo Booth Firenze

Consegna in 4 minuti. 

Cosa si può fare in 4 minuti?  Ascoltare la musica, rispondere ad un vocale di un minuto e mezzo con un lapidario messaggio di due parole, fare piani per il pranzo, guardare la gente che passa, a piedi, con le buste della spesa, chi sfreccia su una bicicletta tra gruppi di ragazzini con lo zaino e la faccia intontita di chi è appena uscito da scuola. Noi nell’attesa scattiamo delle foto, da ogni angolazione, abbiamo tempo.
Possibile ci voglia così tanto? diciamo spontaneamente, con l’ingenuità e l’impazienza di chi è abituato all’istante, alle foto scattate in un secondo con l’Iphone, al wifi per trasferirle dalla macchina fotografia al cellulare così, all’istante. Eppure, ci rifletto spesso ultimamente, mi rendo conto di essere una persona lenta. Mangio lentamente, leggo lentamente, arrivo lentamente ai traguardi. Sono abituata alle attese.  Non sto descrivendo un difetto ma piuttosto un modo di essere, un personalissima maniera di prestare attenzione alle cose, gustarle, considerando e rispettando ogni singola parte e aspetto di esse. Certe cose richiedono tempo, come il red vintage photo booth, e proprio nel tempo richiesto trovano la loro singolarità.
Consideriamo migliore tutto ciò che è veloce, dai treni all’espresso, la velocità ci ha cambiato la vita in così tanti aspetti che iniziamo ad aspettarcela anche dalle persone. Forse però la nostra unicità sta nel poter essere lenti. Come le domeniche mattina, come il ragù che cuoce a lungo e lentamente, come i balli lenti e le passeggiate in riva al mare all’imbrunire. 
 Qualche volta, invece,  sembra solo un fastidioso difetto questo,  soprattutto quando penso che per convenzione ogni età porta con se dei traguardi, delle caselle da spuntare e anche qui sento di essere terribilmente indietro. Ho letto di recente un articolo che parlava di una forma di “benchmark anxiety’’, ossia l’essere indirettamente indotti a pensare, per via di ciò che giornalmente vediamo sui social network, di dover necessariamente raggiungere un determinato traguardo ad una determinata età.
Ma davvero le vite devono essere tutte uguali? Seguire tutte lo stesso corso ? Sono domande che sorgono spontanee  guardando le caselle vuote, quando sui social network l’inevitabile confronto di vite rende difficile cancellare un senso di sconfitta. Altre volte, però, alzo la voce, ricordo che io stessa le convenzioni non le amo affatto, che sono noiose e opprimenti, che ci sono così tante possibilità nella vita, così tante storie, diverse, inconsuete, uniche. 
Allora mi rendo conto che anche in me qualcosa va veloce, anzi velocissimo. Sono i pensieri, che si rincorrono, si affollano in modo disordinato e non sanno aspettare, loro. Sono rapidi e invisibili, fluidi. Ecco cosa si può fare in quattro minuti. Scattare mille foto, essere presenti, guardare la gente che passa e seguire i pensieri che scorrono come l’Arno poco lontano. 
Così quattro minuti passano velocissimi. 
Your photos will be ready in 4 minutes. 
What can you do in four minutes? Listen to music, answer a two minutes voice mail with a  concise two-word text, make plans for lunch, look at people on the stress, some ladies carrying their groceries, someone whizzing on a bike through a group of student with a sleepy face. Whilst waiting we take some photos, a lot actually, from every angle, we want to make the most of the cute vintage photo booth, we have time. 
Does it take so long? we said impatiently as someone who is used to have things done at the moment, like instant pictures on our iPhone or wi-fi connection from camera to the phone, to transfer photos instantly.
Still, there is something I am thinking about lately, I realized I am a slow person. I eat slowly, read slowly, accomplish things slowly.  I am used to waiting. I am not describing some sort of flaw, rather something like a personal way to enjoy things, to cherish them, appreciate every part of them. Some things actually take time, just like the red vintage photo booth, and in that time they find their uniqueness. 
We all tend to think that quick things are the best ones, ranging from high-speed trains to a cup of espresso (in Italian it’s the name of the coffee we drink very quickly), speed has changed our lives in so many ways we are starting to expect it even from people. 
Perhaps our singularity, as human beings, it is to have the possibility to be slow.  Just like a Sunday morning, like those dishes you cook slowly and for a long time, like slow dances and walks by the seashore at dawn. 
I wasn’t totally honest before, sometimes I feel that sense of unwieldiness as a terrible flaw, especially since it is like every age conventionally comes with achievements as tick-boxes and even here I feel like I am behind. 
I read recently an article addressing this sense of “ benchmark anxiety’’, determined by social networks where we are exposed to accomplishment on a daily basis, graduations, weddings, buying the first house and so on. This on a long run leads you to think you necessarily have to hit specify standards at a specific age otherwise there is something wrong with you. 
 Our lives hence must look all the same. What about the uniqueness of a life?
I remember myself this when I see I haven’t tick many boxes off when the inevitable comparison on social networks makes me feel like I failed. Other times instead I speak up and remember myself I don’t like conventions that much anyway, I find them oppressive and boring, I remember myself there are so many possibilities in life, so much diversity, everyone should own his and her own unique story.
I see there is something in me that goes fast then, really fast. My thoughts can’t wait whilst chase each other, they are swift, invisible and fluid. You can do a lot in just 4 minutes. You can take a lot of photographs, be present, watching people passing by yet following the thoughts flowing like the river nearby. 
Those 4 minutes go pretty fast. 
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T&L

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